wingest.it By RD Informatica
Software
Software House
Software personalizzato

Operiamo per conoscere le tue esigenze e proporti soluzioni nuove software e active web

:: Home page
:: Richiedi la demo gratuita
:: Referenze
:: Supporto Tecnico
:: Faq
:: News
:: Chi Siamo
:: Contatti

    Applicativi Web
:: News
:: Expò - Catalogo on Line
:: E.commerce
:: TeleMarketing OnLine
:: Gestionale On Line
:: Agenda OnLine
:: Faq
:: Forum
:: Rubrica Web
:: Appuntamenti OnLine
:: Sondaggi OnLine
:: Chat asp
:: Web Disk
    Software
:: Wingest il Gestionale
:: Privacy
:: Bilancio
:: Immobiliare
:: TeleMarketing
:: MotoBusiness
:: WebCar
:: Provider Gestionale
:: Rubrica
:: Cellular Service
:: Autotrasporti
:: Costi Cantieri
    Internet
:: Domini
:: Hosting
:: Servizi web
:: Video sul web
:: Web Marketing
:: Voip
    Altre

:: Condizioni
:: Offerta Lavoro
:: Pagamenti:
:: Privacy
:: Download

wingest
 
wingest
 

  Delibera ammazza-Internet e la protesta

Dopodomani sarà un giorno fondamentale per la nota Delibera AgCom 668/2010, il provvedimento ormai noto come “esperimento di censura di Internet in Italia” o “ammazza-Internet“. Il 6 Luglio, infatti, la Delibera verrà definitivamente sottoposta ad approvazione. Il popolo di Internet si organizza con Agorà Digitale per protestare fino all’ultimo: domani 5 Luglio si terrà la “La Notte della Rete“, evento che raccoglierà a Roma (dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti, via delle Quattro Fontane 113) artisti, esponenti della rete, blogger italiani, leader politici, cittadini e utenti del web a Roma contrari alla possibilità di censura.

Prima di raccontare i dettagli sul movimento di protesta, vi propongo una sorta di excursus riguardante la Delibera oggetto di critiche, ma ancora non abbastanza nota alla maggior parte dei cittadini italiani. Il 17 dicembre 2010 è stata pubblicata la Delibera AGCOM 668/2010/CONS (link al PDF ufficiale) concernente l’avvio di un’audizione pubblica riguardo ai “lineamenti di un provvedimento relativo all’esercizio delle competenze dell’Autorità in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica“, a seguito della quale suggerimenti e critiche sembrano in realtà non essere state prese in considerazione. In parole povere, l’AgCom vorrebbe istituire una procedura veloce e puramente amministrativa di rimozione di contenuti online considerati in violazione della legge sul diritto d’autore. L’Autorità si arroga quindi il diritto di assegnare sanzioni pecuniarie molto ingenti a chi non rimuovesse i contenuti contestati entro breve, sia ordinare agli Internet Service Provider di filtrare alcuni siti web rendendoli irraggiungibili dall’Italia (bloccando gli IP o il Domain Name System), il tutto al fine di preservare il diritto d’autore dalla pirateria dilagante su Internet. L’aspetto grave e contestato è questo: l’AgCom agisce a livello amministrativo, non coinvolgendo in alcun modo il sistema giudiziario.

Il provvedimento potrebbe essere applicato a tutto Internet: tutti i siti, i blog, i portali, banche dati, siti privati e sistemi di condivisione dei file, anche non a scopo di lucro, quando siano sospettati di contenere/veicolare anche un unico file che violi il diritto d’autore. Che si tratti di siti/blog amatoriali o di intere piattaforme non c’è differenza, l’AgCom agirà come grazie a “poteri di vigilanza” attribuitisi. In parole ancora più povere, secondo una sintesi di ValigiaBlu:

Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all’Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l’avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l’Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l’allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia.

I pericoli che si affacciano sono due: censura e una grandissima confusione a livello burocratico. Immaginatevi la confusione se ogni utente venisse denunciato per aver postato su YouTube la propria versione di “Happy Birthday” o “White Christmas”, potenzialmente violando diritti d’autore. Vi rendete conto della portata di questa delibera e delle possibili conseguenze? Inoltre, l’identificazione della violazione del copyright non è mai materia semplice neanche per gli esperti di settore, figuriamoci per figure amministrative.

Con l’avvicinarsi del fatidico 6 Luglio e i ripetuti tentativi di incontro con l’AgCom per convenire ad una soluzione moderata, anche le istituzioni politiche hanno voluto esprimersi a riguardo. Partiamo col presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha chiarito la propria posizione:

La protezione del diritto d’autore è fondamentale per una società sempre più basata sulla conoscenza e sulla proprietà intellettuale, ma lo altrettanto è la tutela della piena libertà della Rete. Internet è oggi la piazza al cui interno le idee vengono diffuse e scambiate: se si mettono troppi paletti alla fruizione delle informazioni e dei contenuti che circolano, anche questi ultimi rischiano di perdere valore. Il dibattito degli ultimi giorni sul diritto d’autore e la libertà di Internet richiama la politica alle sue responsabilità: riformare una disciplina risalente addirittura al 1941, adeguandola alle nuove tecnologie e ad una realtà profondamente diversa. È un obiettivo imprescindibile per tutti, per chi produce contenuti, per chi li veicola in Rete e per gli utenti che ne beneficiano.

Si aggiunge anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, la quale ritiene che il fenomeno pirateria

non si combatte offrendo la censura come unica risposta, ma garantendo un’offerta legale e adeguando gli strumenti in difesa del diritto d’autore alle nuove realtà con cui la rete impone di fare i conti. Quest’oggi ho scritto al presidente dell’Autorità Garante per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, esortandolo, prima di deliberare il provvedimento ora allo studio, a valutare con attenzione l’impatto che rischia di avere sulla libertà di espressione su Internet, in particolare per le nuove generazioni.

Il pericolo riguardante la libertà d’espressione smuove la coscienza critica di altre personalità politiche: Paolo Gentiloni, responsabile del forum ICT del PD, si dice addirittura preoccupato:

L’allarme che si sta diffondendo in Rete sulle conclusioni del lavoro di Agcom sarebbe fondato. Considero un grave errore arrivare all’approvazione della delibera definitiva e non più sottoposta a consultazione pubblica.

Antonio di Pietro si dichiara totalmente contro la delibera dell’AgCom, definendola come

la prima offensiva in grande stile contro la libertà della Rete

per tre ragioni fondamentali: 1. non è possibile oscurare un sito o rimuovere un contenuto senza prendere in considerazione un intervento dell’autorità giudiziaria; 2. la tabella fissata dall’Agcom nega di fatto il diritto alla difesa dei siti ‘incriminati concedendo solo un margine di due giorni e cinque di contraddittorio prima dell’oscuramento, così da non dare il tempo per preparare una difesa prima di essere oscurato; 3. il Parlamento non è stato consultato e un’azione di questo tipo lo richiederebbe. È importante tenere a mente che l’utente accusato non potrà difendersi davanti ad un giudice: tutto il procedimento non prevede interventi giudiziari. Questo punto è stato sottolineato anche da Juan Carlo De Martin su La Stampa, spiegando che:

L’Agcom […] ha scelto di percorrere, tra l’altro con una fretta e con modalità che lasciano perplessi, una strada sbagliata e potenzialmente pericolosa. […] Strada sbagliata perché qualunque materia che riguardi diritti fondamentali deve passare dal Parlamento. Quindi, che si proponga eventualmente una legge e che tale legge venga pubblicamente discussa, come per altro chiesto a febbraio da un’interpellanza urgente a prima firma del deputato Roberto Cassinelli (PdL) e sottoscritta da 45 parlamentari del Pdl, Pd, Udc, Fli e Lega Nord.

Contro la delibera lotta da sempre l’Associazione radicale Agorà Digitale, che tramite il segretario e promotore della Mobilitazione contro Regolamento-Censura di AgCom Luca Nicotra ha inviato un comunicato stampa in cui chiede a Calabrò (e seguito) di fermarsi, prima di diventare una

scheggia impazzita di potere. Indipendenza non vuol dire autarchia. Anzi, proprio l’assenza di strumenti vincolanti da parte del Governo e del Parlamento nei confronti dell’Autorità, obbligano quest’ultima a dare la massima importanza al dialogo con le istituzioni, richiesto invano da giorni. A nulla servono le rassicurazioni di Calabrò. In democrazia il “fidatevi” non è accettabile. Ormai non è più una questione di apertura di una nuova consultazione, o di alcuni dettagli del testo che verrà approvato il 6 luglio. Agcom deve porre in moratoria la regolamentazione o metterà a rischio non solo la libertà di espressione, informazione e accesso alla conocenza, ma lo stesso funzionamento democratico delle istituzioni.

Il presidente dell’AgCom Corrado Calabrò ha semplicemente dichiarato che

si vedrà che molte ombre sono fugate e che qualcuno si è scagliato contro i mulini a vento.

In realtà, l’incontro di Calabrò con blogger e associazioni tenutosi il 23 Giugno scorso si è rivelato un disastro preoccupante, di cui trovate un accoratissimo resoconto sul blog di Luca Nicotra. A difendere la linea di Calabrò accorre anche il commissario AgCom Stefano Mannoni, il quale etichetta come “ingiustificate” le critiche rivolte alla normativa sul copyright, soprattutto per chi contesta il procedimento amministrativo senza quello giudiziario:

Quello sul diritto d’autore è un procedimento amministrativo e non una campagna elettorale per conquistare consensi nella rete. La dialettica tra interessi, visioni, lobbies è il sale della democrazia e la sostanza della regolazione. Non ci sono buoni e cattivi: solo ragioni prevalenti. Nel caso del copyright hanno ragioni da vendere tutti gli operatori dell’industria che si sono stufati di essere lasciati alla mercé di una pirateria dilagante che erode le loro risorse. Lo Stato deve tutelarli con efficacia, perché chi paga le imposte e rispetta la legge ha diritto ad essere salvaguardato. Lo Stato nasce nel 6oo per proteggere la libertà e la proprietà. Siamo all’abc! Provate a spiegare ai video-noleggiatori o alle schiere di lavoratori dell’industria dei contenuti che il sostentamento delle loro famiglie è sacrificabile sull’altare del diritto al libero saccheggio delle opere di ingegno o artistiche”.

La difesa della delibera non giunge solo dai membri dell’AgCom, ma anche dagli “interessati” alla difesa del copyright. Un esempio è costituito da Enzo Mazza, presidente della Fimi (ovvero la Federazione dell’Industria Musicale Italiana), il quale ritiene che l’AgCom non imponga alcuna censura:

1) Il Legislatore si è già espresso più volte, nell’ordine: art. 182-bis della legge 633/1941; art. 14-17 dlgs 70/2003 (commercio elettronico); dlgs 44/2010. Con queste norme il Parlamento ha dato all’Autorità il potere di intervenire. Nello specifico, i poteri inibitori su cui si sta riflettendo, oltre ad aver avuto il placet di larghissima parte del mercato, sono in linea con quanto previsto dal decreto 70 che consentono all’autorità “amministrativa avente funzioni di vigilanza” (cioè in Italia, AGCOM) di agire prontamente per porre fine alle violazioni sulla rete. L’AGCOM è un’autorità indipendente e già opera in materia di risoluzione delle controversie, rispettando i diritti dei soggetti coinvolti attraverso il contradditorio tra le parti. Lo fa in materia radiotelevisiva ad esempio. Perché non potrebbe farlo anche in materia di diritto d’autore? Vi è una copiosa giurisprudenza in cui si precisa che il binario amministrativo e l’intervento del giudice penale non sono escludenti, bensì complementari. E’ assodata la possibilità che norme penali ed amministrative convivano, con funzioni ed effetti diversi nella sfera giuridica del soggetto cui sono irrogate. Quindi, la riserva esclusiva non esiste de iure còndito. Perché dovrebbe esistere per il copyright?

2) Non si sta parlando di comprimere le libertà digitali. Qui lo snodo è bloccare l’illegalità diffusa ed aiutare il mercato legittimo. Inibire quindi quelle (poche) piattaforme web palesemente pirata. Non blog, forum, motori di ricerca, siti personali e quant’altro. Ma pirate-bay, btjunkie, dduniverse, roja-directa, ecc!! Ricordo che in Italia esiste un’identica misura di inibizione per le scommesse online non autorizzate, dunque perché invece per i diritti di proprietà intellettuale questo provvedimento sembra così scandaloso?

3) Stiamo parlando di un provvedimento che giunge in un momento fondamentale per lo sviluppo dell’offerta digitale di musica nel nostro Paese, oggi siamo a quasi il 20% del totale mercato. Ancora troppo poco rispetto a tanti altri paesi d’Europa e del Mondo. Un freno allo sviluppo è certamente rappresentato dalle piattaforme illegali.

L’avvocato Fulvio Sarzana ha curato l’intera sezione FAQ del sito www.sitononraggiungibile.it, spiegando tutti i dettagli della delibera punto per punto (semplici da comprendere). Molti gridano all’illegittimità della normativa: una lunga analisi delle contraddizioni in materia di legislazione è presente su Punto Informatico, a cura di Guido Scorza, Presidente dell’Istituto per le politiche dell’innovazione.

Come fare se la normativa venisse ufficialmente adottata? Un consiglio ci arriva da Julio Alonso:

Il consiglio che posso dare agli italiani, se la delibera venisse approvata, è di trasferire i loro siti su server esteri, possibilmente in Islanda che ha un’ottima legislazione in materia di libertà d’informazione in Rete. Può fare la differenza nel medio e lungo periodo. Certo, se fossero oggetto di censura i loro siti potrebbero essere non visibili dall’Italia per via dei firewall, ma sempre meglio che farsi cancellare il sito e il dominio, no? Ci sono provider stranieri che, basando la loro mission aziendale sulla neutralità della Rete, hanno creato un vantaggio competitivo, come 1984HOSTING, il cui motto è: “Proteggere i diritti civili e politici dei nostri clienti, contro ogni governo”. Questo è un esempio su come si possono capire i cambiamenti in atto nella società e nella Rete, cercando di creare valore. Economico, certo, ma soprattutto sociale. E poi arriverà ancora una volta la Rete a salvarci e a indicarci come aggirare la censura… Perché “Di solito più i governi mettono limiti del genere, più i cittadini trovano modi per aggirare le censure, e questo accade in tutto il mondo”.

È estremamente triste dover pensare alle scappatoie future per un’informazione libera, non trovate? Inoltre, se lo spostamento oltrefrontiera dell’hosting risolve una delle misure restrittive, per bypassare l’imposizione di oscuramento dei siti agli isp porrà comunque ulteriori ostacoli per poter continuare a fruire dei succitati servizi in caso di applicazione della norma prevista dall’AgCom.

Intanto parteciperanno alla Notte della Rete: Emma Bonino, Antonio Di Pietro, Dario Fo, il Piotta, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Olivero Beha, Pippo Civati, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Flavio Granata, Giulia Innocenzi, Flavia Perina, Marco Pierani, Vincenzo Vita e Vittorio Zambardino. Trovate tutte le informazioni sul sito di Agorà Digitale.

05/07/2011

   

gdfghnn

 
wingest
 
wingest
 
Applicativi asp
Internet provider
Software House
SMS Web
Software SMS
Mailing Project
Affari
Affari
Motomania Immobiliare